Se voglio cadere, cado e se mi spezzo non importa. Mi riparerò da sola. 🦋•emme
Come li definireste voi?
Malfamati? Poveri? Disastrati? Delinquenti?
Spesso questi aggettivi accompagnano quartieri come Scampia, Secondigliano, Poggioreale, Quartieri Spagnoli, Barra, Ponticelli, San Giovanni e via dicendo..
Abitare queste periferie, significa essere vittime di luoghi comuni e stereotipi derivanti dall’ignoranza, dalla mancanza d’informazione e dai media che mettono in risalto solo la parte negativa di alcuni quartieri difficili come questi.
In questi quartieri, di cui si parla tanto, di cronaca nera, il 90% degli abitanti è fatto di brave persone. C’erano e ci sono famiglie che lavorano onestamente e che non fanno male a nessuno, quindi non credo sia giusto denigrare questo posto e fare di tutta l’erba un fascio. Ed ecco che entra in gioco lo Stato.. perché è colpa di quest’ultimo se questi quartieri, sono diventati quello che sono. Diciamoci la verità, lo stato se ne frega “E STA GENT” come se non valessimo nulla. Quel poco che c’è adesso è solo grazie alla gente del posto.
Franco Ricciardi scrisse la canzone 167, da molti criticata perché ritenuta una specie di osannazione per la delinquenza. Cosa assolutamente non vera, visto e considerato che la canzone prende il titolo dalla legge “167/62.” E proprio 167, sono i 3 numeri su cui ruota simbolicamente tutta la polemica dello Stato assente che fa leggi mal preventivate. E’ una profonda denuncia e un grido di speranza, non un coro da stadio per esaltare e lodare un quartiere.
Raffaella scrisse Voce e popolo, una profonda denuncia verso lo Stato presente solo quando è tempo di votazione. Un grido d’aiuto. Ma anche questa canzone, non venne capita e ne seguì “Messaggio”. Sono state scritte canzoni e canzoni.. ma puntualmente ignorate.
Voi guardate Gomorra, leggete i libri di Saviano, ma Napoli, anzi, forse è meglio dire “LE PERIFERIE DI NAPOLI” non sono solo quello.
Queste zone sono ormai diventate sinonimo di camorra, degrado e droga. Spesso si discute se sia giusto o meno sottolineare queste caratteristiche attraverso film, libri e così via. Io credo che parlarne sia giusto, perché per curare una malattia bisogna effettivamente riconoscerne l’esistenza. Ma chiediamoci: mostrare sempre e solo il marcio di queste zone, non demoralizza e debilita psicologicamente chi ci vive? Non porta inconsciamente i suoi abitanti a cedere alla disperazione per una situazione che sembra non risolversi mai? È un po’ come ricordare ogni giorno ad un malato la sua patologia. Così lo ammazziamo prima del tempo. Sarebbe diverso invece credere in lui, dirgli che, cavolo, ce la può fare con le cure adeguate! Forse questo non lo guarirebbe, è vero, ma l’aiuterebbe a non darsi per vinto. Beh, i quartieri napoletani hanno bisogno di questo, di un sostegno morale, di esser visti non più come un covo di delinquenza ma come dei posti che vogliono risplendere e necessitano dei mezzi necessari per farlo. I talenti, come abbiamo visto, ci sono. Ora più che mai c’è urgente bisogno di una cura concreta da parte di chi ha il potere e il dovere di prendere provvedimenti.
🙏